Libanon, an den Grenzen des Krieges. Cap.1: Fest des Widerstands

(Di Alessandra Mulas, Giampiero de Luca)
27 / 04 / 16

Il Libano rappresenta, nel panorama geopolitico internazionale, un importante punto di snodo di tutto il sistema Mediorientale. Lo Stato Islamico ha provato più volte a destabilizzare il paese, l’ultima è di oggi alle prime ore del mattino presso al-Qaa, villaggio a maggioranza cristiana nella zona orientale del paese vicino al confine siriano, una serie di attentati suicidi hanno provocato la morte di nove persone, tra cui quattro kamikaze, e il ferimento di almeno altre quindici. Ma oltre ai confine caldi di Israele e Siria, le problematiche questioni interne mostrano un paese sempre in bilico che cerca il suo equilibrio attraverso il dialogo in una composizione religiosa tra le più articolate al mondo, con la presenza di ben 18 confessioni differenti; una convenzione costituzionale prevede che le cariche istituzionali più importanti siano affidate ai tre gruppi principali: il presidente della Repubblica è cristiano, il primo ministro è sunnita, il presidente del parlamento è sciita, ripartizione che viene mantenuta anche all’interno degli ambiti della società civile.

Il coinvolgimento diretto, attraverso l’esercito di Hezbollah, nella guerra siriana lo rende vulnerabile. Una massiccia presenza di rifugiati, qui si ha il più elevato numero di profughi pro capite è il più alto al mondo, prima erano solo palestinesi ora anche siriani, costituisce un fenomeno senza precedenti. Non è negata ne nascosta la presenza di molti sunniti che inizialmente avevano appoggiato lo Stato Islamico, Da’sh, e che con l’arrivo dei russi sono scappati; oggi vivono all’interno dei campi profughi non censiti sparsi per il paese.

Abbiamo attraversato il Libano da nord a sud per analizzare la crisi del Medio Oriente con un occhio esclusivo e attento in cui emerge una situazione ancora irrisolta e transitoria. La realtà è che si vive in uno stato di guerra non dichiarato che impone regole complicate; una fra tante è l’ingresso e il transito nella parte meridionale verso il confine con Israele: per andare oltre il fiume Litani occorre un permesso rilasciato dai servizi militari. In uno di questi nostri passaggi l’autorizzazione ci è stata negata per cause ancora sconosciute nonostante mostravamo di doverci recare a Shama, presso la base militare italiana, per una intervista al suo comandante, il generale Nitti. I cittadini parlano volentieri, ma preferiscono farlo senza telecamere; la situazione per le fasce più deboli risulta molto complicata, spesso non riescono ad accedere alla sanità, in massima parte in mano ai privati, il sistema pubblico non funziona per la difficoltà di approccio alle strutture i cui ruoli sono suddivisi fra più ministeri; stessa cosa per l’istruzione e i servizi che sono al collasso a causa di finanziamenti sempre più contratti.

Il primo dei video proposti è dentro la festa della Resistenza tenutasi quest’anno a Nabi Sheet nella Valle della Beqa’, territorio controllato dagli Hezbollah.

“L’anniversario della Resistenza e della Liberazione è una giornata importante per cercare di trarre vantaggio dalla storia e costruire il nostro futuro." Queste le parole di apertura del lungo discorso di Sayyed Hasan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah.

La ricorrenza vuole segnare la memoria e ricordare che in questo giorno l’esercito israeliano fu costretto a ritirarsi dal sud del Libano dopo una occupazione di 22 anni. Si tratta di una celebrazione e di una vittoria nazionale, ma è soprattutto tra gli Hezbollah che la festa prende corpo perché fu la resistenza delle milizie sciite a sconfiggere uno dei più potenti eserciti del Medio Oriente.

Anche quest’anno la partecipazione ha raggiunto numeri straordinari, hanno partecipato, oltre a vari Imam e Shaykh sciiti, rappresentanti sunniti e cristiani che hanno espresso la loro solidarietà per la memoria della cacciata del nemico, per la Resistenza e per l’incontro interreligioso che si è espresso anche in questa manifestazione. Massicce misure di sicurezza si sono concentrate nell’area, nessuna polizia locale o militari dell’esercito erano presenti, questo dimostra la totale indipendenza di questo “esercito”. È innegabile che Hezbollah rappresenti una parte importante e interessante del Paese dei Cedri dinamica questa completamente estranea al resto del mondo. Possiede e gestisce interi quartieri e zone territoriali del paese ove, pur tenendo aperto il dialogo, è sotto un pressante ed esclusivo controllo delle loro milizie.

Sayyed Nasrallah nel suo lungo discorso ha parlato della Resistenza che non sarà mai sconfitta, ha ricordato che il nemico Israele continua a trattenere i territori delle fattorie di Shebaa e le colline Kfar Shouba, ha poi esortato i palestinesi a non proseguire nel dare fiducia a chi ha fatto loro solo promesse, di non scommettere su chi li ha abbandonati per quasi 70 anni e ha sottolineato che "nonostante possibili confusioni suscitate dalla resistenza nemica né l'Iran né la Siria abbandoneranno mai la Palestina".

"Alcune parti rifiutano di tenere elezioni parlamentari con il pretesto della sicurezza. Ora, questo pretesto non ha più senso, il voto comunale lo dimostra." Ha poi sollecitato l'adozione di una legge elettorale equa che garantisca tutte le rappresentanze. In chiusura ha promesso che la fine dello Stato Islamico è vicina sottolineando che Hezbollah andrà avanti con i suoi successi contro i “takfiri” per giungere alla vittoria finale.

(immagini degli autori)