Sara Modde, Geschichte einer Medaille zwischen CISOM und Navy

(Di Anita Fiaschetti)
24 / 05 / 16

"Dottoressa del Corpo Italiano di Soccorso dell'Ordine di Malta (CISOM), imbarcata su un’unità della Marina Militare e chiamata a operare nell'ambito del Dispositivo Navale di Sorveglianza e Sicurezza Marittima per le operazioni di soccorso in mare e l'emergenza migranti nelle acque dello Stretto di Sicilia, si offriva volontariamente per un intervento sanitario su di un naufrago con serie problematiche respiratorie e un arresto cardiaco, che era stato imbarcato su un'altra unità facente parte del dispositivo. Nonostante le avverse condizioni metereologiche e marine non esitava nel farsi calare dall'elicottero con l'ausilio di un verricello a bordo dell’unità, raggiunta la quale grazie alla sua tempestività di intervento, al coordinamento e all'assistenza al personale medico di bordo, ha dato un contributo efficace non solo all’evacuazione in elicottero del paziente fino all'isola di Lampedusa, ma anche alla stabilizzazione degli altri migranti a bordo. La sua opera, coraggiosa, instancabile e estremamente difficile, rappresenta un elevatissimo esempio di professionalità medica e di quella solidarietà che è propria della gente di mare". 1

È con questa motivazione che è stata concessa a Sara Modde, trentasettenne romana, medico specializzato in geriatria, la medaglia di bronzo al merito di Marina. Una medaglia che la stessa Sara, vorrebbe condividere e perché no dividere con quelli che, dopo l’esperienza lavorativa e di convivenza in mare, sono diventati i suoi più grandi amici: Giovanni Rescigno e Diego Di Netto (foto), rispettivamente capo di prima classe e secondo capo della Marina Militare. È proprio con la Grande Silenziosa che Sara ha vissuto un’esperienza unica, che da civile difficilmente avrebbe fatto.

Era settembre 2014 quando, a pochi mesi dalla specializzazione e convinta da un suo amico, decise di imbarcarsi, sotto l’egida del CISOM, a Lampedusa sulle unità navali. “Ero timorosa, non conoscevo il mondo militare e mi chiedevo come sarebbe stato, cosa avrebbero pensato di me, una donna, una civile. Niente di tutto ciò. Cortesia estrema, assoluto rispetto, massimo aiuto nelle difficoltà".

Nel tempo, diverse le esperienze che l’hanno vista protagonista, “da medico, abituato alla vita e alla morte, posso dire che a bordo delle navi i terrori grandi sono due: il parto e il dover scegliere, in caso di tragedia, chi dover salvare. Nella mia esperienza in mare ho avuto tre parti: nei primi due casi, sono stata di supporto alla ginecologa, nel terzo ero io l’unico medico. La donna aveva delle crisi epilettiche dovute probabilmente al dolore e non avendo a bordo una terapia per l’epilessia, dovetti somministrarle il valium. Il parto andò bene, ma la percezione che si ha stando a bordo non è la stessa di chi vede la situazione dall’esterno: il parto è il terrore perché non si sa mai come va a finire e se qualcosa va storto, non essendo attrezzati, si rischia la morte del piccolo".

Il secondo terrore, decidere chi salvare in caso di tragedia, non le è mai capitato. Il protocollo che si applica in quei casi non è uguale a quello degli ospedali dove il più grave entra subito, ma è come lo scenario di guerra: il più grave viene lasciato, anche se è un bambino, ed è la stessa Sara a dire “a mente lucida so che è giusto, ma non so se avrei il coraggio”. E poi ci sono i morti nei naufragi, dove subentra il cinismo del mestiere: “sono morti, devi solo recuperarli e attraverso l’esame necroscopico stabilire la causa e l’ora del decesso. Certo non è un bel lavoro e le immagini le ho ancora stampate nel cervello, ma in quei momenti sei lucido e freddo".

Anche se oggi Sara lavora al San Raffaele a Rocca di Papa, la voglia di continuare a lavorare nelle emergenze e con i migranti non l’ha persa, anzi come dice lei stessa “se potessi, mi imbarcherei domani”. Nel suo racconto ci sono storie, volti e immagini di migranti che difficilmente dimenticherà: dalle donne violentate ai corpi segnati da torture e ferite.

"I siriani sono un po’ come noi, arrivano famiglie intere, hanno una disponibilità economica maggiore, sono colti, ma soffrono di più il viaggio, si lamentano molto anche per piccoli doloretti e pretendono di più: a bordo ti chiedono il Wi-Fi o di farsi la doccia. Gli africani no: sono abituati alla fatica e hanno una resistenza incredibile. Non si lamentano mai, ti chiamano solo in casi estremi, ti ringraziano per un bicchiere di acqua o per un biscotto dato ai bambini".

La Modde non è un’infettivologa, come tiene a precisare, ma il suo senso pratico e la sua esperienza uniti a misure sanitarie corrette, le fanno dire che non vi è un’emergenza malattie infettive né il rischio di contagio da parte di chi salva: “le malattie infettive gravi difficilmente arrivano dal mare, è estremamente più rischioso un aeroporto. Consideriamo l’ebola, presente in alcune zone dell’Africa Centrale. I migranti impiegano tre mesi per arrivare in Libia: se fossero malati, l’incubazione dura 21 giorni, non ci arriverebbero; così come in Libia non si sono mai riscontrati casi di ebola. Nel caso della TBC, i migranti che ne soffrono te lo dicono o hanno con sé il pacchetto dei farmaci. In ogni caso, il medico ha la mascherina, se ha sospetti la mette anche al migrante e il rischio non si corre. L’unica malattia contagiosa è la scabbia, ma si cura”.

Tanti i ricordi e gli aneddoti di Sara, “alla fine del mio imbarco è stato come abbandonare una famiglia, fortuna che restano i contatti. Ho avuto la possibilità di conoscere persone fantastiche, oltre che grandi professionisti, di apprendere le tecniche della medicina da combattimento, di appassionarmi all’elisoccorso. Ricordo ancora il momento quando dopo essermi offerta volontaria per un soccorso, capii che mi sarei dovuta calare con il verricello. Non lo avevo mai fatto, potevo rifiutarmi, ma dentro di me dissi ‘A Sa, ma quando te ricapita’ e lo feci".

Il resto è storia, quella della medaglia e quella di un’esperienza che le permetterà di dire un giorno “io c’ero, io l’ho fatto".

1 GU Serie Generale n.68 del 22/03/2016