Die beiden Fucilieri di Marina, ein Manager indischer Herkunft, erzählen uns ...

10 / 12 / 14

Ho avuto occasione ed il piacere di conoscere Hari Iyengar, manager di origine indiana al quale ho proposto un’intervista sulla vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Hari si è subito dimostrato disponibile e di buon grado ha risposto alle domande, esprimendo il pensiero di colui che ben conosce la realtà del suo Paese di origine.

Prima di tutto presentiamo Hari Iyengar. Ha 48 anni, è un professionista britannico di origine indiana che vive tra Londra, l’India e l’Italia. Opera con gruppi di investitori istituzionali e privati nel settore del Private Equity. Laureato presso la London School of Economics con Master a Oxford, ha conseguito la qualifica di Chartered Accountant a Londra.

Di seguito le domande al dott. Iyengar che propongo senza alcun commento per consentire a ciascuno di trarre le proprie conclusioni.

Dott. Hari Iyenger Lei che conosce bene la cultura e le tradizioni indiane essendo originario del Subcontinente, ci può esprimere un suo pensiero sulla vicenda dei due Marò e sui motivi del comportamento abbastanza ambiguo del Kerala immediatamente a ridosso dei fatti accaduti in quel famoso 15 febbraio 2012?

In India si è fortemente inclini ad assicurarsi che ciascun cittadino sia trattato in modo attento, equo e imparziale. In un paese di oltre un miliardo di persone, moltissime delle quali vengono considerate “vulnerabili”, il governo sente il dovere di accertarsi che all’uomo comune, anche al più povero, siano garantite protezione e giustizia ad ogni livello. Ciò potrebbe spiegare la reazione iniziale, probabilmente innescata da questa esigenza fondamentale che è da sempre una caratteristica dell’India che, pur essendo la più numerosa democrazia del mondo, è anche il paese dove almeno un terzo della popolazione vive senza avere accesso ad alcuni servizi essenziali. Nel caos generatosi la folla, prima di venire a una piena conoscenza dei fatti, ha reagito con veemenza e le autorità hanno controllato la situazione con risolutezza. Un incidente che va ora interpretato come parte di un processo destinato poi a normalizzarsi, ma che in un primo momento ha senz’altro dato adito a una ambigua lettura.

Pensa che abbia influito sull’intera vicenda la posizione del Premier Singh prossimo alle elezioni e delle origine italiane della Sonia Ghandi, imbarazzati a giustificare alla popolazione qualsiasi decisione di un possibile compromesso politico con l’Italia per risolvere il problema?

Temo che questo non sia mai stato un tema centrale a livello elettorale nazionale, anche se ha giocato sicuramente un ruolo di un certo rilievo nelle elezioni locali in Kerala. Le ultime elezioni nazionali in India sono state in gran parte incentrate sui temi dello sviluppo economico e delle politiche sociali tese all’integrazione delle fasce più deboli ed emarginate. Il nuovo governo di Delhi, guidato da Modi, può contare su una grossa maggioranza e il suo obiettivo è quello di rinsaldare il paese dopo un periodo di forte sviluppo connotato però da alti e bassi che hanno spesso causato momenti di sfiducia nei confronti del precedente governo di Singh. Il paese ha una popolazione molto giovane, più del 70% dei lavoratori ha meno di 35 anni, e si respira un’aria di grandi speranze per un futuro più roseo sia dal punto di vista sociale che economico. Come dicevo, purtroppo non credo che la questione dei Marò sia tra le prime preoccupazioni del governo di Delhi. Il Partito del Congresso, presieduto da Sonia Gandhi, se vuole essere in grado di affrontare le istanze che il futuro prospetterà, dovrà impegnarsi a ricostruire la propria leadership in modo tenace e strutturato. Ciò detto, è anche vero che la lealtà di Sonia Gandhi verso l’India è stata spesso messa in dubbio dai suoi detrattori proprio a causa delle sue origini straniere. Ma Sonia Gandhi, al di là dei suoi natali, è indiana e la sua storia personale è indissolubilmente legata a quella recente dell’India. Tuttavia, in momenti come questo si deve esprimere in modo inequivocabilmente indo centrico. Cosa che ha fatto.

Ritiene che le vicende di tangenti ancora non del tutto chiarite che hanno coinvolto Finmeccanica e personaggi di spicco indiani possano avere influito negativamente su una rapida soluzione del problema del rilascio dei due Marò?

Non mi lascerei andare a troppe congetture sui legami tra l’operazione Finmeccanica e il problema dei Marò. Finmeccanica è presente sul mercato indiano da molti anni, là dove i rapporti e le varie istanze toccano sia la politica che il mondo degli affari. Si tratta di una realtà multidimensionale delineatasi e consolidatasi nel corso di molti anni. Quella dei Marò è invece una questione giuridica e come tale la tratterei. Il sistema giudiziario indiano è solido e lo è anche per quanto concerne la parte riguardante il Diritto Internazionale. Quello che sembra mancare è piuttosto una più stretta collaborazione tra le autorità italiane e quelle indiane dove entrambe le nazioni hanno avuto pesanti reazioni in seguito a quello che è sicuramente stato uno sciagurato incidente. Sembra che gli approcci siano diventati più conflittuali che collaborativi. Sicuramente la chiave per una soluzione si troverà cercando punti di accordo, anche se da posizioni legali diverse. Il dialogo su questo tema deve essere ricostruito in modo sistematico e strutturato, evitando escalation di qualsiasi natura.

Crede che l’India quando ha rimandato in Italia i due Fucilieri a Natale 2012 e per espletare il loro dovere elettorale a febbraio 2013, abbia sperato che l’Italia non li rimandasse indietro togliendo il Governo indiano da un imbarazzo forse provocato proprio da una scarsa trasparenza del Governo del Kerala?

A questo punto non cercherei di indovinare quale fosse il pensiero dell’India. Credo che il governo indiano abbia dimostrato una certa sensibilità nei confronti dei due fucilieri, lasciandoli tornare in patria per brevi periodi. Questo trattamento non costituisce certo la prassi in India per i suoi stessi cittadini. Come ha detto Modi: “Gli indiani in attesa di giudizio non hanno nemmeno il permesso di andare al funerale della propria madre.” Tornando al fulcro della domanda, ovviamente per gli indiani la situazione era chiara e limpida. Trovo invece strano che, all’epoca, il governo italiano non si sia mostrato più risoluto nel prendere una posizione più ferma dal punto di vista legale, approfittando anche del maggiore impatto e della visibilità di cui il caso godeva in quei giorni. L’eco va diminuendo nel tempo e le tempistiche sono sempre importanti, più passa il tempo e più diventa difficile mantenere accesi i riflettori su questo caso.

Recentemente il Premier Modi ha dichiarato in Birmania che l’India per le problematiche che riguardano la pirateria marittima deve attenersi alle regole internazionali ed alle Convenzioni delle Nazioni Unite. Lo considera un messaggio rivolto anche all’esitante Governo italiano?

È un messaggio per il mondo intero. Modi è un uomo molto diretto ed è un leader che opera a livello globale, se avrà qualcosa da dire all’Italia lo farà in modo franco ed esplicito.

Pensa che se qualcuno in Italia ai massimi vertici Istituzionali, prescindendo dalle telefonate e mezze parole finora scambiate con il Governo indiano, contattasse Modi o al limite lo andasse a trovare a Delhi o lo invitasse in Italia il problema potrebbe trovare una soluzione rapida e soddisfacente per ambedue le Nazioni. In sintesi se intervenisse o fosse intervenuto direttamente il Presidente della Repubblica ritiene che la vicenda sarebbe già stata chiusa?

Se il Presidente Napolitano, verso la fine del suo mandato, facesse uno sforzo molto speciale, magari una visita a Delhi su questo preciso argomento, l’India terrebbe il gesto in grande considerazione. Napolitano è una figura senior, molto rispettata, super partes, una personalità che nella cultura indiana verrebbe accolta con molto riguardo. In questo modo penso che i due paesi potrebbero cominciare a cooperare in modo più proficuo per tutti. Eventuali interferenze esterne, come ad esempio l’intervento del “Security Council”, potrebbero far alzare la temperatura mentre un approccio più delicato e discreto creerebbe i presupposti per una risoluzione.

Grazie Hari della Sua disponibilità e di averci fatto un sintetico ma chiaro quadro di situazione.

Fernando Termentini